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 Carmelo Vasta     Poesia in rete      
                   



 La scheda

Carmelo Vasta è siciliano. Premio "Poesia nascosta" a Poestate (Lugano) nel 1988. Ha vissuto per alcuni anni nel Canton Ticino.

Pubblicazioni:
• 76 poesie dal carcere (1998)



     


POESIA DAL CARCERE…

"Scrivono all'ombra; sono i poeti nascosti."

Carmelo Vasta è nato il 22 gennaio 1970 a Mannheim (Germania), in seguito i suoi genitori si sono trasferiti in Sicilia dove ha frequentato le scuole elementari. Sin da bambino, a scuola, si era distinto per la sua facilità nel tradurre le proprie emozioni attraverso la scrittura.
Essendo appassionato di storia, durante l'adolescenza ha potuto arricchire il suo bagaglio culturale dedicandosi alla lettura di testi storici.
Malgrado una giovinezza caratterizzata da viaggi e spostamenti, Carmelo Vasta è molto legato alla sua terra d'origine, infatti nelle poesie da lui scritte l'atmosfera della sua "Conca d'Oro" viene esaltata e sottolineata.
Durante il periodo di detenzione presso il Penitenziario cantonale "La Stampa" a Lugano, dove la nostalgia del profumo dei fiori d'arancio e del gelsomino era molto presente, ha scritto la sua prima raccolta di poesie: sono nate così "76 poesie dal carcere".

Poeti nascosti al chiaro di luna.
"I loro nomi non dicono niente. Scrivono nell'ombra. Raramente pubblicano. Sono i cosiddetti "poeti nascosti", donne e uomini spesso emarginati coatti che dalle loro ispirazioni traggono la forza per comunicare. Di poesia nascosta ce n'è tantissma, soprattutto all'interno delle strutture carcerarie e socio-psichiatriche, dove lo scrivere, il comunicare i propri pensieri e le proprie sensazioni ed emozioni assume i connotati di un'attività terapeutica."
Luca Dattrino (LaRegione, 10.10.1998)


 
   
       
             
         

IL FIGLIOL PRÒDIGO

Uscendo dal seme del padre,
incarnandomi nel ventre di mia madre,
dal centro sole primaverile
si rompono le acque infernali.
Faccio baldorie nel suo grembo
e vi nacque così il secondo bimbo.
Con l'oceano i miei occhi si miscelano
e con il Sahara i capelli confinano.
Entro dal lontano ventidue gennaio
dalle porte dello zodiaco acquario,
ero già stato battezzato in un unico pensiero
il vispo tenero fagottino dal nome Carmelo.
Dal clima, invaso dall'agro odore di zagara,
oggi é evaso l'acquario dalla pelle olivastra.
Il tempo mi velocizzò adulto
e vedo da emigrato il tipico frutto.
Io l'acquario, amo immensamente l'oro,
mi affligge il distacco della mia conca d'oro.

 

 
 
   
         
             
         

COS'E' LA RUGIADA

Una gocciolina è nata
in una melodica serena.
Il tipico sole ottobrino
vaporizza la brezza del mattino,
scivolando nella bocca di un fiore
fugge, per non essere il suo vapore,
poi si mischia tra i ruscelli,
bagnando il becco degli uccelli;
si immerge nelle acque e cresce,
come una danza tra i pesci.
La gocciolina di rugiada
di quella pioggia ch'era nata
umile, minuscola goccia,
scorre nella ruga di una roccia,
suicidandosi la rugiada in una goccia
che dà vita ad un seme che sboccia.


 
 
   
         
             
         

IL COCCHIERE E' NEI MIEI SOGNI

La notte mi porta irrealizzabili sogni
che si distaccano dal giorno come fogli,
mi appaiono puliti, puri, come la tenerezza dei cigni
forse sono loro, quando escono dalle mie ciglia,
ma poi, mi rendo conto, che sono prigionieri
e non solo dei miei fragili pensieri,
ma dalle strutture dove io oggi risiedo
mi appaiono in natura morta, in un pugno di fieno.
A lungo andare la notte mi si rivolta contro
credevo nella mia forza di volontà e mi sentivo pronto,
non so se quei sogni chiedevano una risposta futura,
ma solo oggi intuisco che in me c'è una tortura.
Incomincio a vedere, nel presente, un folle cocchiere
che traina la mia carne viva attraverso i miei pensieri.
Se questa è la mia sorte
chiudo il capitolo, implorando la morte.
Il giorno mi porta a vedere i miei teneri cigni
oppressi dalla nette e dai pesanti macigni.
Dò un arrivederci a quel lurido cocchiere,
togliendo la morte lo allontano con le mie preghiere.


 
 
   
         
             
         

SARO' UN POETA?

Ho un pensiero meschino e solo,
forse, ho bisogno di cambiare ruolo.
Ho descritto le mie poesie in un diario
da protagonista, da uomo solitario.
Dove io guardo vedo un muro
che ha circonciso anche il mio futuro,
per poi sposarsi con la mia sventura,
con queste maledette quattro mura.
E come se non bastasse, in questo ottantesimo mese,
piango la castità a mie proprie spese.
Solo adesso io mi accorgo
che da poeta sofferente colgo
quella lacrima che scorre e tocca
i bordi della mia bocca.
Oggi piango, amo, e so qual è la mia meta,
solo adesso, forse, mi potranno considerare un poeta.


 
                   

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